Burger vegani di broccoli e cous cous al farro


Primo post del nuovo anno. Tanti nuovi progetti nella testa, vediamo se avrò la tenacia e la fortuna di portarli a fondo. Per ora ho rispolverato tapis roulant e tavoletta grafica, e già mi sento soddisfatta. Liste no, non ne ho fatte, o meglio ne ho fatte, cancellate, buttate e riscritte, perché gli elenchi di cose scritte che ti fissano dal foglio mi mettono un po' ansia. Preferisco tenerle sparse, confuse e disordinate nella mia testa, e ripescarle una alla volta quando sarà il momento giusto. Libri nuovi quelli sì, è l'unico elenco che ho fatto, perché studiare mi è sempre piaciuto e non mi stancherà mai. Buon anno anche a te che leggi e a tutti i tuoi progetti (e se qualcosa va storto consoliamoci con questi burger ; )


Ingredienti (per 6 burger):
2 broccoli
3 pugni di cous cous al farro
semi di girasole
semi di sesamo
pan grattato
sale
Cuocere a vapore i broccoli, ridurli a piccoli pezzi e farli rosolare in padella con olio e aglio. A parte cuocere il cous cous: scaldare un cucchiaino di olio in una padella piccola e quando è caldo far tostare il cous cous. Poi versare acqua calda e sale fino a ricoprire tutto il cous cous, coprire con un coperchio e spegnere il fuoco. Dopo 5 minuti di riposo, il cous cous dovrebbe aver assorbito tutta l'acqua ed essere pronto. Con un minipimer frullate un pochino i broccoli, ma senza ridurli del tutto a purè, aggiungete il cous cous, i semi, regolate di sale e pepe. Volendo potete aggiungere altre spezie come curry o curcuma, o menta o basilico. Mettete del pangrattato in un piatto piano. Per avere forme belle regolari prendete un coppapasta (o uno stampo tondo da biscotti) e poggiatelo al centro del piatto. Versate due grosse cucchiaiate di impasto nel coppapasta e compattatele con il dorso di un cucchiaio. Con delicatezza giratelo e impanate anche l'altro lato e i bordi con il pangrattato. Ora cuocete al forno a 180° coperti con un filo di olio 10 minuti per lato, oppure rosolateli in padella, girandoli a metà cottura. 


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Amsterdam, la mia Heineken experience grazie a #iospillo



Questo post è stato molto travagliato: scritto, rivisto e corretto mille volte. Quasi un tema della terza media, quelli scritti sui fogli a protocollo. Sì, perché quando un viaggio è così bello, divertente, appagante, come fai a tradurlo in parole? Rischi o di scrivere una cosa infinita che non leggerà mai nessuno, o di sminuirlo per accorciarlo. E poi le foto, ma quante ne avrò fatte? Non ve lo dico nemmeno. E quindi provo a scriverne, ma non sarà mai il racconto perfetto che avrei voluto scrivere. Voi sappiate solo che è stato bellissimo.
 

Già la premessa del viaggio era bellissima: era il mio premio (a me che non vinco mai niente) per essere arrivata prima al concorso #iospilloper decretare il master spillatore del web 2014- non perché io sia la più brava del web, per carità, ma perché ero stata abile nel raccogliere il maggior numero di voti dalla mia community ; )
E quindi alla gioia di questa vittoria aggiungi un viaggio. What else? Ah, sì: i miei compagni di viaggio: le blogger Mara ed Elena, insieme a due new entries nel mio giro di amicizie targate Heineken: Laura Tordin, le cui telefonate ci spalancavano ogni porta, e Paola Paletti, miss trendy in ballerine. And last but not least, i miei preferiti (prima dell'arrivo di Laura ovviamente, sennò poi chi la sente): Eleonora Galli, con il suo impeccabile accento inglese e Savino Dicorato, con il suo impeccabile accento di uomo del sud. Non potevo desiderare compagnia migliore!

Siamo partiti alla volta di Amsterdam con quel bel clima di gita del liceo, spensierati, con un solo bagaglio a mano e tante cose da vedere. Da bravi turisti assetati ed affamati, ci siamo fermati al primo pub sulla strada (Laura stava morendo di fame) e - anche se non dovrei rivelarlo - mi assumo la responsabilità del cazziatone che ne seguirà e dico che abbiamo scelto l’unico pub che non serviva Heineken. Avevano tutto: dai sottobicchieri, alle insegne luminose, ai poster d’epoca della nostra birra stellata, peccato però non fosse sul listino. Vabbè, pub da cancellare immediately, anche perché sulla carta prometteva il ‘best pancake ever’, ma in realtà era una chiavica.  

Da lì è stato tutto un susseguirsi di cose da vedere, persone da incontrare, e cose che noi comuni mortali ci sogniamo. Una su tutte: al venerdì alla Heineken scatta l’aperitivo post lavoro. Hanno una terrazza interna, attigua al pub aziendale, molto carini entrambi, e si ritrovano tutti dalle 17 in avanti per l’aperitivo, con cibo caldo servito da cameriere, e impiegate che si vede che si sono vestite meglio degli altri giorni perché potrebbe essere la volta buona per l’incontro giusto ; ) I maschi no, quelli non direi fossero vestiti per l’occasione. Ecco, io un posto così gliel'ho proprio invidiato.
 
 
Senza dilungarmi poi in troppi particolari vi elenco un po' di cose che abbiamo fatto:
- romantico giro lungo i canali (sole a novembre e maglietta a maniche corte, incredibile),
- visita alla Amsterdam notturna, come d’obbligo (scoperto che fa tendenza lo smalto fluo: orrore),
- vasca serale con struscio (quella c’è ovunque) con mio inseguimento di un giovane e aitante maratoneta che ha fatto morir dal ridere i miei amici,
- museo di Van Gogh (dove mi sono improvvisata guida turistica recuperando i ricordi dei vari esami di storia dell’arte),
- applausi ai finalisti della maratona di Amsterdam (maledette transenne che ci impedivano di attraversare!),
- foto di rito del vero turista davanti alla scritta rossa di Amsterdam (con Savio improvvisatosi scalatore esperto),
- pranzi e cene che oscillavano tra l’assurdo (vedi 'mago che ha sfilato l’orologio a Savio senza che lui se ne accorgesse'), il kitch (non vi mostro le fotografie dei soprammobili che usano ai tavoli dei ristoranti), l’orrido (cena interminabile con cameriere bradipo dove stavo per commettere una strage), la meraviglia (open space affacciato sul porto) e il superbo (cibo meraviglioso servito da un cameriere con cui saremmo fuggite tutti in massa, Savio compreso).
  
 
E poi c’è stata la vera Heineken experience, quella al museo. Luci, colori, profumi, video, giochi, sorprese. Sembravamo bambini, sempre con gli occhi spalancati per una nuova cosa da guardare, tipo il video che mi piace un sacco sul bere responsabile 'The sunrise belongs to moderate drinkers' (Paola è la copia di Audrey Napoleon ; )
Per me era la prima volta, ma anche per loro che c’erano già stati era una bella emozione, si vedeva da quanto sorridevano (oppure sono davvero bravi a recitare, ma dubito). Il tutto si è concluso con la mia bottiglia personalizzata, che sfoggio in bella vista in cucina (e su tutti i social) e gadget vari allo shop che vanta dei pezzi davvero carini. Consiglio a tutti la visita, sia per scoprire la storia della Heineken fin dalle sue origini, sia per provare belle emozioni con le attività interattive che il museo offre (compresa simulazione virtuale in sala cinema in cui tu diventi una birra e quindi subisci tutti i processi di produzione tipo acqua che ti piove in testa, bolle di sapone e scossoni sotto i piedi quando scorri sui rulli prima di essere imbottigliata. 

Amsterdam è davvero deliziosa, e vi segnalo alcuni indirizzi utili per dormire e mangiare:
- il Notting Hill hotel: elegante (4 stelle), begli arredi, personale gentilissimo, colazione curata e Nespresso sul comodino ; )

- il ristorante del Conservatorium, una location dal design antico e moderno insieme, molto curato, con camerieri carini che ti strizzano l'occhiolino (da contratto, la povera Laura si era già illusa lo facesse solo a lei) e che annovero nella mia lista di migliori ristoranti mai provati (la mia bouillabesse ad esempio era perfetta)


-siamo stati anche al tanto decantato Bak, che sicuramente ha una vista sul porto unica, un design studiato nei minimi particolari ed è bellissimo, ma sul servizio proprio gli do un voto basso (attesa interminabile e cameriera scostante). Lo consiglio più per un caffè o una merenda, ecco, perchè comunque va visto e si presta benissimo ad esser fotografato.


Grazie di cuore a tutti, specie al grande Gerard Adriaan Heineken.
Questa è la mia foto preferita del viaggio: 


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Mojito e farinata fritta, l'aperitivo del riciclo


Quella telefonata che non ti aspetti, ma che quando chiudi la conversazione ti ritrovi ad avere un sorriso ebete felice sul viso. Mi ha chiamato la mia adorata Alessandra e mi ha detto: "Senti, ti farebbe piacere se lo chef Sebastiano Rovida venisse a casa tua a preparare mojito e tapas per te e per le amiche che vuoi invitare?". E me lo chiedi? Certo che mi va bene, non potevo desiderare di meglio! Lo chef ci insegnerà la ricetta perfetta del mojito e come cucinare con gli avanzi. Adoro la filosofia del riciclo e di non sprecare il cibo, e infatti questa mia ricetta nasce riciclando una farinata fatta la sera prima, tagliata a bastoncini e poi fritta.
E così ho scelto alcune mie amiche gine, malate come me di cucina e social, tutte iscritte all'Alcolisti Anonimi, e ci godremo questa serata all'insegna del mojito, delle risate e del buon cibo. Credo di aver guadagnato mille punti con ognuna di loro ; )  
Stay tuned, che il 26 novembre è la data prescelta, e gli hastagh della serata saranno #MojitoNoSpreco e #MojitoMaestros.


Tapas di farinata riciclata:
farinata
olio per friggere
semi di sesamo
La ricetta è di una semplicità mostruosa: ho tagliato la farinata cucinata la sera prima in tanti bastoncini, li ho fritti in olio bollente e al momento di scolarli li ho rigirati su un piatto di semi di sesamo. Vanno serviti bollenti con il mojito ghiacciato!

Mojito:
1 parte di Havana club 3 Anos (4,5 cl)
2 parti di acqua frizzante (9 cl)
2 cucchiaini di zucchero
succo di 1/2 lime
foglie di menta
ghiaccio
 Scegliete un bicchiere alto e stretto e metteteci lo zucchero, il succo di lime, qualche foglia di menta e pestate. Poi aggiungete l'acqua frizzante e qualche pezzetto di lime e pestate ancora. Aggiungete l'Havana club e i cubetti di ghiaccio, mescolate e bevete, sempre responsabilmente!

Io che sono una maniaca del verde, quando ho congelato l'acqua per fare i ghiaccioli, ho aggiunto due gocce di colorante naturale verde, quindi se il mio mojito vi pare virato al verde, non è un effetto di Photoshop, ma è proprio colorato così (ho tante malattie, lo so ; )

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Crema di castagne veloce da preparare, senza niente da sbucciare


Quando mi prendono le voglie non ce n'è per nessuno: devo soddisfarle. Possibilmente subito. Questa marmellata di castagne - o crema che dir si voglia - è una delle mie droghe preferite, e sulla scia di 'la necessità aguzza l'ingegno' ho fatto in modo di creare una ricetta che posso preparare in fretta, una mia versione fast and furious. Sì, perché con la ricetta originale bisogna: andar per boschi, trovare castagne belle e tante, tornare a casa, sbucciarla, lessarle e io nel frattempo sono già uscita a comperarmene due barattoli (e li ho anche già mangiati mentre voi siete ancora lì a svuotare ricci). Poi ho fatto una scoperta che mi ha illuminato la vita. Raramente compro alimenti già trattati, ma quando ho visto le castagne vendute già lessate sottovuoto (così come sono, senza conservanti nè schifezze varie), ho trovato la mia strada per essere felice. E così ho anche la scusa per poter fare più spesso il monte bianco (dolce che adoro e che mi faceva sempre il mio papà), tutte le volte che voglio. Forse sarebbe stato meglio non scoprirle e vivere triste e magra ; )


CREMA DI CASTAGNE
Ingredienti:
500 g castagne già lessate sottovuoto
200 g zucchero di canna
1 baccello di vaniglia
1 bicchiere di acqua

Passate le castagne con uno schiacciapatate. Se fossero troppo dure potete scaldarle un po' per ammorbidirle leggermente. In un pentolino versate acqua e zucchero e continuate a mescolare per formare uno sciroppo (non dovete fare il caramello, quindi attenzione a non farlo diventare di colore scuro). Io metto poco zucchero perché la preferisco così, ma voi assaggiate e decidete se aumentarne la dose. Estraete i semi di vaniglia dal baccello e uniteli allo sciroppo. Unite le castagne ridotte a vermicelli allo sciroppo di zucchero e vaniglia e mescolate piano su fiamma bassa per pochi minuti. Riempite barattoli sterilizzati fino a 2 cm dal bordo. Attenzione: provoca dipendenza! ; )

Suggerimento: potete aggiungere del cacao amaro in polvere prima di metterla nei vasetti o anche un pochino di cannella, o anche tutti e due.


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Il prosciutto di Parma da Peck, il tempio della gastronomia


Ci sono serate in cui mi ritrovo coinvolta in cose particolarmente interessanti, e così mi è successo per la serata organizzata dal consorzio del Prosciutto di Parma, per la quale ringrazio Menuale per l'invito. 
La cornice che ha fatto da sfondo a tutta la serata è stato Peck, il tempio della gastronomia, un luogo cult per tutti i milanesi, e la cosa incredibile è che abbiamo avuto il privilegio di visitarne i piani interrati che sono chiusi al pubblico in cui c'è la produzione di tutti i loro prodotti. Io non lo sapevo, ma proprio lì, in prossimità del Duomo, ai 3500 mq del negozio si aggiungono ben 4 piani sotto il livello stradale, dove da 40 anni 140 persone lavorano per confezionare i prodotti per cui Peck è famoso nel mondo. 
Ad esempio, 3 volte a settimana lavora 900 litri di latte per produrre burrata, ricotta, mascarpone e mozzarelle, la cui maggior parte vola in Giappone, che ama anche il Parmigiano di Peck prediligendo quello stagionato 36 mesi e anche di più. 


La visita mi è piaciuta tantissimo, anche se on eravamo molto presentabili - poichè per motivi di igiene eravamo tutti bardati stile sala operatoria ; ) - circondati da macchine mai viste prima, come la 'massaggia-bresaola', i forni da porchetta, celle frigorifere degne di Shining e coltelli stile Dextere addirittura un caveau di un'antica banca che era situata proprio lì dove ora si confezionano salumi e formaggi degni di essere considerati come un vero tesoro da custodire.


A completare la bella serata ci è stata offerta una cena tutta a base di prosciutto di Parma, in cui tra le altre cose, ho assaggiato uno dei piatti più buoni mai provati, dei ravioli ripieni di fichi freschi con fette di prosciutto adagiate sopra e una riduzione all'aceto balsamico. La serata era anche una delle tante organizzate per promuovere il Festival del Prosciutto di Parma, e vi rimando al sito per scoprire tutte le iniziative di questa settimana all'insegna del gusto, della tradizione e della qualità, tra cui visite aperte ai prosciuttifici, degustazioni in molte piazze, visita al Museo del prosciutto, la sfida tra chef e blogger per il 'panino da re' e un corso pratico per diventare Assaggiatore di Prosciutto di Parma, il sogno di tantissimi ; )