Ca' Rugate, in cantina con Partesa


Visitare una cantina e commuoversi, non mi era mai successo. Da sobria soprattutto! 
La visita alla cantina Ca’ Rugate è legata indissolubilmente alla storia della famiglia Tessari, che la tiene viva da più di cento anni. E proprio questa invidiabile età aveva il nonno Fulvio Beo quando ha festeggiato per l’ultima volta il suo compleanno, e vedendo la sua storia scorrere sul video dell’azienda, io mi sono commossa. 

Una storia di bei valori, tradizioni e amore per la terra e i propri figli, al punto che lui rivolse al figlio il miglior complimento che un padre possa fare, e cioè “sei stato più bravo di me”.
Il testimone ora è passato in mano a Michele Tessari, abile imprenditore ed innovatore, che ha portato l’azienda a livelli tali da essere stata premiata più volte con i Tre Bicchieri della Guida del Gambero Rosso.

Merito in parte di questa vittoria è anche di Partesa, che dal 1998 con il progetto ‘Partesa per il vino’ monitora il territorio alla ricerca di cantine di piccole-medie dimensioni attente alla qualità del vino e con un grosso potenziale per condurle sul mercato nazionale. Oggi sono già 98 le province d’Italia in cui il progetto ha preso piede e fatto crescere aziende vinicole, unito all’obiettivo di offrire ai propri clienti un portfolio ricco di vini di qualità superiore. 
Senza il supporto di Partesa i nostri vini non sarebbero mai arrivati sui menu di ristoranti eccellenti e soprattutto di regioni diverse dalla nostra” - raccontava Michele Tessari durante la presentazione della sua azienda - “e di veder crescere la nostra produzione da 70mila a 650mila bottiglie”.

Il territorio della cantina è stupendo. I colori dell'autunno rendevano tutto ancora più suggestivo, infinite gradazioni di giallo e verde a perdita d'occhio, con incursioni di viola intenso sugli ultimi grappoli ancora appesi, nascosti tra le foglie.
Vi consiglio vivamente di andarci, per trascorrere una piacevolissima giornata e per acquistare un po’ di bottiglie in vista del Natale. Avrete solo l’imbarazzo della scelta: il Soave Classico, la Valpolicella, l’Amarone, il Lessini Durello e anche il loro olio -buonissimoraccolto tra i filari di ulivi che circondano le vigne.

La prima bottiglia di Ca'Rugate.


I bambini alla Biennale di Venezia grazie a F.I.L.A.

Quando si pensa alla Biennale troppo spesso si immagina un posto d’élite, solo per veri cultori della materia. Invece mai come quest’anno posso consigliare a tutti di andare a visitarla, e per un sacco di motivi: Venezia è sempre meravigliosa e capace di sorprendere dietro ogni angolo; i giardini della Biennale sono un luogo incantevole, specie ora che l’autunno li colora; avrete l’occasione di visitare i Padiglioni e l’Arsenale, che normalmente un turista non prende in considerazione; l’architettura è parte della nostra vita e con questa visita potrete scoprire un sacco di progetti e di idee utili per tutti noi, in ogni parte del mondo. 
«Durante un suo viaggio in America del Sud – racconta il direttore Alejandro Aravena - Bruce Chatwin incontrò un’anziana signora che camminava nel deserto trasportando una scala di alluminio sulle spalle. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche, che studiava le linee di Nazca. A guardarle stando con i piedi appoggiati al suolo, le pietre non avevano alcun senso, sembravano soltanto banali sassi. Ma dall’alto della scala, le pietre si trasformavano in uccelli, giaguari, alberi o fiori.»
Questa è l’immagine della Biennale di quest’anno, ed è subito piaciuta al Presidente Paolo Baratta perché la rappresenta appieno. 
«Che cosa vede davvero la signora? Un suolo desolato fatto di immense zone abitate dall’uomo di cui non può certo andare orgoglioso, realizzazioni deludenti che rappresentano un infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana. Molte realtà tragiche, altre banali che sembrano segnare la scomparsa dell’architettura. Ma vede anche segni di capacità creativa e risultati che inducono a speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro delle speranze.»
La Biennale quest’anno offre quindi un nuovo punto di vista -esattamente come quello della signora dall’alto dell’ultimo gradino della sua scaletta, quello di chi ha avuto una prospettiva più ampia e ha saputo armonizzare all’aspetto artistico dell’architettura, anche quello sociale, economico e politico. Perchè l’architettura è l’arte di dare forma ai luoghi in cui viviamo, e da essa dipende la qualità della nostra vita, e la Biennale ci illustra gli esempi di successo in cui l’architettura ha fatto la differenza, creando una mostra non solo per architetti, ma capace di parlare al pubblico.
E’ proprio qui che si vede il fil rouge di ottimismo e speranza che ho molto apprezzato durante la visita, portavoce di incoraggianti progetti di rinnovamento che uniscono l’architettura alla società civile, come strumento della vita di tutti noi.
Nella foto qui sotto vedete un esempio di recupero conservativo: erano finiti i fondi per ricostruire la copertura originale di questa chiesa, e allora un gruppo di architetti spagnoli ha realizzato in breve tempo un tetto in vetro per rendere fruibile il luogo a tutta la comunità.
In quest'altro progetto viene mostrata la possibilità di creare zone verdi per la città anche in aree densamente edificate, portandolo direttamente sulla struttura degli edifici.
'Cosa c'entra F.I.L.A. con tutto ciò?' vi starete chiedendo. La grande azienda tutta italiana torna a collaborare con la Biennale di Venezia con LYRA, la Matita Ufficiale delle Attività Educational della 15ma Mostra Internazionale di Architettura. 
Ho visto bambini, maestre e intere classi talmente assorti nei percorsi guidati e nei laboratori artistici, che avrei voluto mettermi a sedere in mezzo a loro e cominciare a sporcarmi le mani anch'io (anche perchè i diversi locali della zona Educational sono meravigliosi e arredati benissimo!).
Il brand LYRA è presente in Biennale per realizzare con studenti e famiglie attività artistiche che stimolano la conoscenza per capire la realtà attraverso lo sguardo dell'architettura contemporanea, attraverso visioni, suggestioni e rielaborazioni.
I bambini vengono accompagnati lungo alcune sezioni della mostra e poi guidati a comprendere il significato dell'architettura, come arte in grado di migliorare il mondo, perfettamente in linea con lo spirito di questa edizione della Biennale.
Sono stati ideati sei laboratori suddivisi per età, interattivi ed esperienzali per i più grandi (fino alle scuole secondarie di II grado) in cui attraverso strumenti pratici e digitali realizzano progetti e si interrogano sulla loro città arrivando a identificare problemi e ad immaginare soluzioni (e 'Solution from the front. Conosci la tua città'.
Ai più piccoli invece (scuole dell'infanzia e scuole primarie), le guide propongono un cammino di interpretazione personale dei temi della mostra per creare nuovi punti di vista individuali usando creatività e immaginazione
Potete scegliere con i vostri bambini una delle proposte Educational ed accompagnarli in Biennale la domenica, partecipando insieme a loro al processo di creazione grazie a tutti gli strumenti offerti da LYRA per progettare e sviluppare idee creative. 
Vi assicuro che sarà un'esperienza bellissima, per tutti (come potete vedere dal sorriso di una mamma -Singerfood- ritratta durante la visita ; )













San Valentino, last minute


Avrei anche potuto chiamare questo post 'san Valentino fast and furious'. Mi vergogno anche a chiamarla ricetta, direi piuttosto che è un'idea. La colazione a letto è un bel vizio, io la adoro, soprattutto se a prepararla non sono io. Quindi se anche siete di quelli che non festeggiano questa ricorrenza, almeno un cuore di zucchero io dico che ci può stare. Non è impegnativo, non è rosa, non è costoso, insomma non potete trovare scuse per non prepararlo! Il bello di fare queste zollette è che potete mescolare insieme zucchero e qualsiasi altro liquido vi venga in mente o abbiate disponibile in casa). Per ottenere il bianco ho usato zucchero semolato e latte di mandorle, per avere il tono più scuro, zucchero integrale di canna e rhum. Se poi volete aggiungere anche del colore potete usare dello sciroppo di fragola o i coloranti naturali più diversi. Pensate all'uso che ne farete, di modo da usare rhum per una zolletta destinata al caffè o gocce di limone per zollette per servire il tè.

Zollette di zucchero
stampo per cioccolatini in silicone
zucchero di canna
zucchero integrale di canna
zucchero semolato
acqua calda
latte di mandorla
rhum

Scegliete prima la tonalità di colore che desiderate ottenere, dopodiché mescolate lo zucchero in una ciotolina con poche gocce del liquido che avete scelto e acqua calda nella misura di 100 g di zucchero + 1 cucchiaino di acqua calda + poche gocce di aroma.
Dovrete ottenere la consistenza della sabbia bagnata (tipo quando fate un castello in spiaggia), quindi consiglio di procedere aggiungendo goccia dopo goccia, altrimenti se il composto è troppo liquido non riuscirete a dargli la forma. 
Poi con un cucchiaino e con le dita comprimete la miscela negli stampi schiacciando in modo che non si creino buchi e livellando bene la superficie. 
Per la cottura potete procedere in due modi: 
1) forno a microonde: alla temperatura massima (il mio 750 watt) per 20 secondi 
2) forno normale: 150° per 15 minuti. 
Lasciate intatte le formine qualche ora prima di toccarle, così sarete sicuri che la forma non si rovinerà.

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Alla Biennale di Venezia insieme a F.I.L.A. (e alle scuole)


Ci sono inviti a eventi che sono proprio dei regali per me, e questo è uno di quei casi. Si trattava di 1- andare a Venezia (e a chi non piace?) 2- di visitare la Biennale (e l'architetto che è in me ha esultato di gioia) 3- di visionare un percorso didattico che F.I.L.A. ha studiato per i bambini (e io sono anche mamma). Quindi mai con così tanto entusiasmo ho preso parte ad un press tour, e devo dire che nessuna delle mie aspettative è andata delusa. Il gruppo F.I.L.A. lo conoscete tutti, comprende Giotto, Tratto, Das, Didò, Pongo, tutte cose belle insomma ; ) Chi non ha mai preso in mano una loro matita o un Tratto Pen?! Ho scoperto una cosa bellissima sull'acronimo del loro nome: significa FABBRICA ITALIANA LAPIS ED AFFINI, che trovo molto antico e romantico al tempo stesso, infatti nasce nel 1920 e in quasi un secolo di storia ha dato vita ad uno dei primi gruppi mondiali dedicati all'espressione creativa. Il suo impegno educativo è molto diffuso sul territorio,  e quest'anno il marchio Giotto è colore ufficiale delle attività educational della 56ma Esposizione Internazionale d’Arte. 
Le scolaresche, divise per fasce d'età, sono seguite da una guida in laboratori tematici pratici, dove sono chiamati a dipingere, colorare e manipolare, come nell 'totem di carta' dove si improvvisano editori e tipografi, 'il giardino della creatività' sullo studio del mondo naturale, e 'il futuro della forma tra draghi e fenici' per scoprire le figure mitologiche della storia. Siamo rimasti un po' in disparte ad osservare i bambini coinvolti, ma io non ho resistito e mi sono intrufolata in mezzo ad un gruppetto, chiedendo loro informazioni e sensazioni. Erano davvero felici, e mi raccontavano appassionati il loro progetto e tutto ciò che stavano facendo, e non avresti mai detto che erano bambini coinvolti in attività scolastiche, erano divertiti come in un gioco, il più creativo di tutti. 


La Biennale quest’anno festeggia il 120° anno dalla prima esposizione, che si tenne nel 1895 e vede 89 partecipazioni straniere, distribuite negli storici Padiglioni dei Giardini, negli spazi dell’Arsenale e in diversi edifici veneziani, dove si svolgono anche tutti gli eventi collaterali. Abbiamo avuto la fortuna di essere seguite da una guida che ci ha letteralmente portate per mano all’interno della mostra e ci ha chiarito e spiegato tutti i messaggi degli artisti. 
L’arte contemporanea non è di così facile lettura in tutti i casi, e anche se a me piace che ognuno possa avere una personale interpretazione, è anche bello che qualcuno ti faccia comprendere i reali significati che vi sottendono. 

All the world’s futures’ è il titolo di questa edizione della Biennale, che si interroga sul rapporto tra arte e sviluppo della realtà umana, sociale e politica, nel susseguirsi delle forze e dei fenomeni esterni. “É un mondo attraversato da fratture quello in cui viviamo – spiega Paolo Baratta, Presidente della Biennale- da incertezze sulle prospettive", e non a caso è stato scelto Okwui Enwezor come curatore, molto sensibile a questi aspetti, attento indagatore del modo in cui le tensioni del mondo esterno ricadano sulla sensibilità e il lavoro degli artisti. 136 ne sono stati chiamati in causa, provenienti da 53 Paesi, un Parlamento delle Forme, una mostra globale che racconta il presente attraverso i fenomeni anche drammatici del passato. Non nascondo che in molte sale il senso di tristezza e di oppressione trasmesso dalle tele e dalle opere è forte, ma è la realtà che spesso gli artisti hanno vissuto in prima persona nei loro Paesi, e quindi non possiamo chiudere gli occhi e fare finta che tutto ciò non esista, ma aprirci alla dea della Memoria, che racconta il presente e il futuro attraverso un pluralismo di voci, tutte raccolte nella Mostra, luogo di libero dialogo degli artisti e dei visitatori. 
Non riesco a raccontarvi tutte le bellissime opere che ho visto, ma di una in particolare voglio mostrarvi un’immagine. 

Si tratta dell’installazione nel Padiglione del Giappone - The key in the hand - per la quale Chiharu Shiota ha fatto un’open call internazionale grazie a cui ha raccolto 180mila chiavi da tutto il mondo che ha appeso al soffitto in infiniti intrecci con 400 km di filo rosso (ispirato alla leggenda popolare giapponese del ‘filo rosso del destino, secondo cui ognuno porta dalla nascita un filo rosso al mignolo che lo lega alla sua anima gemella). Queste chiavi che ti pendono sopra la testa, danno l’idea di infiniti accessi a infiniti mondi, ed ogni chiave rappresenta una persona realmente vissuta (alcune hanno ancora le targhette originali con i nomi) e così ogni chiave diventa un accesso ad una storia immaginaria, che ti porta a fluttuare leggera sospesa tra porte, fili, persone, storie e case.

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Bicchiere di riso venere e crema di Parmigiano Reggiano (si parte per CHEESE 2015)


Questo post è il pretesto per parlarvi di CHEESE, la rassegna enogastronomica che vede sfilare formaggi provenienti da tutto il mondo, centinaia di etichette diverse. Si svolge a Bra, per le vie del paese, dal 18 al 21 settembre con l'organizzazione di Slow Food.
Quest'anno la manifestazione ha come sottotitolo 'alle sorgenti del latte, nutriamo il pianeta', perché si è deciso di dedicarla ai giovani che scelgono l’agricoltura e alle terre di montagna, come patrimonio da rilanciare, proteggere e conoscere. 
Se siete amanti del formaggio ora sapete dove andare per i prossimi quattro giorni, e se siete golosi (come me) sappiate che Bra sarà arricchita anche da golose bancarelle di street food, da cantine che vi insegneranno come abbinare formaggi e vino, e dalla Piazza della Pizza, per cimentarvi con acqua e farina. 
Se poi avete bambini è proprio il caso di portarli perché troveranno un sacco di laboratori a loro dedicati: potranno mungere le mucche, creare un'opera d'arte collettiva, partecipare alle Olimpiadi del formaggio e cimentarsi nel “munto sincronizzato” o nel “lancio del formaggio”. Andate sul sito e cercate tutti gli appuntamenti, giorno per giorno. 
Io domani ci andrò grazie a Ferrari Formaggi e PaperProject e vi racconterò tutto ciò che si può vedere, scoprire ed assaggiare. 

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Finger food di riso venere e crema di Parmigiano Reggiano
(ingredienti per 4 persone)
200 g di riso Venere
80 g di Parmigiano Reggiano
20 g di farina di riso
20 g di burro
pomodori, zucca o pancetta per decorare

- Cuocete il riso venere in una pentola, aggiungendo acqua bollente e salata (circa due dita più del livello del riso) senza mai mescolare, aspettando che il riso assorba tutta l'acqua.
- Preparate la crema: scaldate il latte (non deve bollire) e contemporaneamente sciogliete in un'altra pentola il burro e aggiungete pian piano la farina mescolando in modo che non si formino grumi.
- Aggiungete alla farina il latte caldo a filo, mescolando sempre sul fuoco fino ad avere una consistenza piuttosto densa della crema.
- Togliete dal fuoco e aggiungete il Parmigiano mescolando.
- Servite il riso caldo in bicchieri trasparenti e versateci sopra la crema tiepida.
- Potete decorare con dadini di pomodoro, cubetti di zucca stufati (o cubetti di pancetta rosolati per i non vegetariani).