Honeycomb di Donna Hay

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Gli esperimenti mi sono sempre piaciuti. Ancora mi riserbo di provare la reazione delle Menthos in una bottiglia di coca-cola, ma la preparazione di questa ricetta non si discosta molto. L'uso del bicarbonato di sodio infatti fa sì che ad un certo punto si formi una bellissima schiuma, ma non una schiumetta di poco conto, una bella schiuma da Maga Magò che traffica con i suoi intrugli magici nel pentolone appeso sul fuoco. Provate a fare l'honeycomb, chiamato anche hokey pokey (in italiano significa favo, e si chiama così proprio perché la sua alveolatura interna lo ricorda) e vedrete quanto vi divertirete. Poi mangiatelo anche, che non è un veleno né una pozione e non vi tramuterà in rospi (e ahimè, nemmeno in bellissime prinipesse). Io lo trovo perfetto per accompagnare il caffè e le reginette della golosità, Donna Hay e Nigella Lawson, lo consigliano spezzettato sul gelato alla vaniglia. Voi come lo preferite?


HONEYCOMB

Ingredienti:

220 g zucchero di canna

80 ml miele ( o sciroppo d'acero o golden syrup, se lo avete)

60 g burro

2 cucchiaini di bicarbonato

In una pentola grande mescolate a fuoco bassissimo burro, zucchero e miele finché lo zucchero è completamente sciolto. Poi fate bollire per 2 minuti finché lo sciroppo assumerà un colore ambrato e vedrete grandi bolle in superficie. Per le più esperte consiglio di usare un termometro da cucina e verificare che la temperatura raggiunga i 145°. A questo punto togliete dal fuoco e aggiungete il bicarbonato: si formerà una schiuma (tranquilli, è normale) e aumenterà il volume del composto. Versate tutto in uno stampo rettangolare o quadrato da circa 20 cm a cui avrete unto fondo e pareti con olio (il composto deve essere alto circa mezzo centimetro). Lasciate che si raffreddi, poi rompetelo con un coltello a pezzetti irregolari e conservateli in un contenitore ermetico. 

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_____________________________________English version__________________________________


HONEYCOMB
Ingredients:
1 cup sugar
40 ml maple syrup
50 ml honey
60 g butter
1/2 tbs baking soda
Stir into a pot (over medium heat) sugar, butter, syrup and honey. Then simmer for 5 minutes or use a sugar thermometer and take off the heat when the mixture reaches 150° C. Add bicarb of soda (the mixture will froth and bubble) and stir. Put into a cake pan (lined and greased) and let there till cooled and hard. Once set you can break it up into pieces, and you can eat them by hemselves - they are perfect with coffee, or with vanilla ice cream.
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Torta di mele con crème fraiche e farina di mandorle


Sperimentare in cucina a me piace tanto. Mr. Cookie si lamenta perché dice che non faccio mai una torta uguale all'altra, non sono mai in grado di replicarla. Ma se una volta una cosa viene bene per me è come archiviata e provo subito nuove strade. Ad esempio questa torta, fatta e rifatta mille volte già dai tempi dell'università. Lui la adora, a me sembra 'sembre quella'. Quindi ho preso la scusa di dover sperimentare nuove ricette con un carico di crème fraiche che mi hanno regalato e devo dire che l'esperimento è perfettamente riuscito. In fondo è come aggiungere yogurt', ha detto la mia amica Teresa che ho consultato prima di azionare la planetaria per un consulto tra amanti della cucina. Già che c'ero ho sostituito un po' di farina con quella di mandorle, giusto per scombinare la ricetta ancora di più. Ed eccola qui, la mia nuova ed ennesima versione della torta di mele della nonna. Provatela ora, perché di sicuro la prossima volta sarà diversa ; )


Torta di mele con crème fraiche

1 kg di mele
200 g farina 00
100 g farina di mandorle
160 g zucchero di canna
3 uova
1 vasetto di crème fraiche Cameo
1 vasetto di yogurt alla vaniglia
100 g burro
1 bustina di lievito

Accendete il forno a 180°. Io per comodità (e perché mi piace vederla in funzione) ho messo tutti gli ingredienti nella planetaria, ma volendo potete usare un robot da cucina o mescolare a mano, l'impasto è molto morbido e non si fa fatica. Tagliate le mele a fette dopo averle sbucciate. Prendete una teglia da 22 o 24 cm e versate metà impasto, poi metà delle mele, poi il resto dell'impasto e il resto delle mele. Coprite la superficie con zucchero di canna e piccoli fiocchetti di burro, servirà a formare una crosticina croccante. Cuocete per circa 50 minuti. 

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Risotto alle fragole per San Valentino


Tieni chi ami vicino a te,
digli quanto bisogno hai di loro,
amali e trattali bene,
trova il tempo per dirgli
mi spiace,
perdonami,
per favore,
grazie
e tutte le parole d’amore che conosci.
Gabriel Garcia Marquez
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RISOTTO ALLE FRAGOLE
Ingredienti per 2 persone
170 g di riso
30 fragole

2 bicchieri di Prosecco 

1 lemon grass (o 1 cipolla rossa)

una noce di burro

In una pentola preparate un soffritto con il lemon grass tagliato molto fine e l'olio (il lemon grass conferisce al risotto una nota leggera di agrume), ma se non lo trovate potete usare una cipolla rossa. Fate tostare il riso e aggiungete del brodo vegetale. Bagnate con il vino e fate sfumare. Continuate a cuocere il riso aggiungendo il brodo man mano e a pochi minuti dalla fine della cottura aggiungete una ventina di fragole tagliate a dadini. Quando è pronto spegnete il fuoco e mantecate con una noce di burro. Prima di impiattare aggiungete alcune fragole crude tagliate a rondelle e usatene due per la decorazione finale di ogni piatto. Accompagnate con il Prosecco che avete usato per cuocere il riso. 

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Burger vegani di broccoli e cous cous al farro


Primo post del nuovo anno. Tanti nuovi progetti nella testa, vediamo se avrò la tenacia e la fortuna di portarli a fondo. Per ora ho rispolverato tapis roulant e tavoletta grafica, e già mi sento soddisfatta. Liste no, non ne ho fatte, o meglio ne ho fatte, cancellate, buttate e riscritte, perché gli elenchi di cose scritte che ti fissano dal foglio mi mettono un po' ansia. Preferisco tenerle sparse, confuse e disordinate nella mia testa, e ripescarle una alla volta quando sarà il momento giusto. Libri nuovi quelli sì, è l'unico elenco che ho fatto, perché studiare mi è sempre piaciuto e non mi stancherà mai. Buon anno anche a te che leggi e a tutti i tuoi progetti (e se qualcosa va storto consoliamoci con questi burger ; )


Ingredienti (per 6 burger):
2 broccoli
3 pugni di cous cous al farro
semi di girasole
semi di sesamo
pan grattato
sale
Cuocere a vapore i broccoli, ridurli a piccoli pezzi e farli rosolare in padella con olio e aglio. A parte cuocere il cous cous: scaldare un cucchiaino di olio in una padella piccola e quando è caldo far tostare il cous cous. Poi versare acqua calda e sale fino a ricoprire tutto il cous cous, coprire con un coperchio e spegnere il fuoco. Dopo 5 minuti di riposo, il cous cous dovrebbe aver assorbito tutta l'acqua ed essere pronto. Con un minipimer frullate un pochino i broccoli, ma senza ridurli del tutto a purè, aggiungete il cous cous, i semi, regolate di sale e pepe. Volendo potete aggiungere altre spezie come curry o curcuma, o menta o basilico. Mettete del pangrattato in un piatto piano. Per avere forme belle regolari prendete un coppapasta (o uno stampo tondo da biscotti) e poggiatelo al centro del piatto. Versate due grosse cucchiaiate di impasto nel coppapasta e compattatele con il dorso di un cucchiaio. Con delicatezza giratelo e impanate anche l'altro lato e i bordi con il pangrattato. Ora cuocete al forno a 180° coperti con un filo di olio 10 minuti per lato, oppure rosolateli in padella, girandoli a metà cottura. 


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Amsterdam, la mia Heineken experience grazie a #iospillo



Questo post è stato molto travagliato: scritto, rivisto e corretto mille volte. Quasi un tema della terza media, quelli scritti sui fogli a protocollo. Sì, perché quando un viaggio è così bello, divertente, appagante, come fai a tradurlo in parole? Rischi o di scrivere una cosa infinita che non leggerà mai nessuno, o di sminuirlo per accorciarlo. E poi le foto, ma quante ne avrò fatte? Non ve lo dico nemmeno. E quindi provo a scriverne, ma non sarà mai il racconto perfetto che avrei voluto scrivere. Voi sappiate solo che è stato bellissimo.
 

Già la premessa del viaggio era bellissima: era il mio premio (a me che non vinco mai niente) per essere arrivata prima al concorso #iospilloper decretare il master spillatore del web 2014- non perché io sia la più brava del web, per carità, ma perché ero stata abile nel raccogliere il maggior numero di voti dalla mia community ; )
E quindi alla gioia di questa vittoria aggiungi un viaggio. What else? Ah, sì: i miei compagni di viaggio: le blogger Mara ed Elena, insieme a due new entries nel mio giro di amicizie targate Heineken: Laura Tordin, le cui telefonate ci spalancavano ogni porta, e Paola Paletti, miss trendy in ballerine. And last but not least, i miei preferiti (prima dell'arrivo di Laura ovviamente, sennò poi chi la sente): Eleonora Galli, con il suo impeccabile accento inglese e Savino Dicorato, con il suo impeccabile accento di uomo del sud. Non potevo desiderare compagnia migliore!

Siamo partiti alla volta di Amsterdam con quel bel clima di gita del liceo, spensierati, con un solo bagaglio a mano e tante cose da vedere. Da bravi turisti assetati ed affamati, ci siamo fermati al primo pub sulla strada (Laura stava morendo di fame) e - anche se non dovrei rivelarlo - mi assumo la responsabilità del cazziatone che ne seguirà e dico che abbiamo scelto l’unico pub che non serviva Heineken. Avevano tutto: dai sottobicchieri, alle insegne luminose, ai poster d’epoca della nostra birra stellata, peccato però non fosse sul listino. Vabbè, pub da cancellare immediately, anche perché sulla carta prometteva il ‘best pancake ever’, ma in realtà era una chiavica.  

Da lì è stato tutto un susseguirsi di cose da vedere, persone da incontrare, e cose che noi comuni mortali ci sogniamo. Una su tutte: al venerdì alla Heineken scatta l’aperitivo post lavoro. Hanno una terrazza interna, attigua al pub aziendale, molto carini entrambi, e si ritrovano tutti dalle 17 in avanti per l’aperitivo, con cibo caldo servito da cameriere, e impiegate che si vede che si sono vestite meglio degli altri giorni perché potrebbe essere la volta buona per l’incontro giusto ; ) I maschi no, quelli non direi fossero vestiti per l’occasione. Ecco, io un posto così gliel'ho proprio invidiato.
 
 
Senza dilungarmi poi in troppi particolari vi elenco un po' di cose che abbiamo fatto:
- romantico giro lungo i canali (sole a novembre e maglietta a maniche corte, incredibile),
- visita alla Amsterdam notturna, come d’obbligo (scoperto che fa tendenza lo smalto fluo: orrore),
- vasca serale con struscio (quella c’è ovunque) con mio inseguimento di un giovane e aitante maratoneta che ha fatto morir dal ridere i miei amici,
- museo di Van Gogh (dove mi sono improvvisata guida turistica recuperando i ricordi dei vari esami di storia dell’arte),
- applausi ai finalisti della maratona di Amsterdam (maledette transenne che ci impedivano di attraversare!),
- foto di rito del vero turista davanti alla scritta rossa di Amsterdam (con Savio improvvisatosi scalatore esperto),
- pranzi e cene che oscillavano tra l’assurdo (vedi 'mago che ha sfilato l’orologio a Savio senza che lui se ne accorgesse'), il kitch (non vi mostro le fotografie dei soprammobili che usano ai tavoli dei ristoranti), l’orrido (cena interminabile con cameriere bradipo dove stavo per commettere una strage), la meraviglia (open space affacciato sul porto) e il superbo (cibo meraviglioso servito da un cameriere con cui saremmo fuggite tutti in massa, Savio compreso).
  
 
E poi c’è stata la vera Heineken experience, quella al museo. Luci, colori, profumi, video, giochi, sorprese. Sembravamo bambini, sempre con gli occhi spalancati per una nuova cosa da guardare, tipo il video che mi piace un sacco sul bere responsabile 'The sunrise belongs to moderate drinkers' (Paola è la copia di Audrey Napoleon ; )
Per me era la prima volta, ma anche per loro che c’erano già stati era una bella emozione, si vedeva da quanto sorridevano (oppure sono davvero bravi a recitare, ma dubito). Il tutto si è concluso con la mia bottiglia personalizzata, che sfoggio in bella vista in cucina (e su tutti i social) e gadget vari allo shop che vanta dei pezzi davvero carini. Consiglio a tutti la visita, sia per scoprire la storia della Heineken fin dalle sue origini, sia per provare belle emozioni con le attività interattive che il museo offre (compresa simulazione virtuale in sala cinema in cui tu diventi una birra e quindi subisci tutti i processi di produzione tipo acqua che ti piove in testa, bolle di sapone e scossoni sotto i piedi quando scorri sui rulli prima di essere imbottigliata. 

Amsterdam è davvero deliziosa, e vi segnalo alcuni indirizzi utili per dormire e mangiare:
- il Notting Hill hotel: elegante (4 stelle), begli arredi, personale gentilissimo, colazione curata e Nespresso sul comodino ; )

- il ristorante del Conservatorium, una location dal design antico e moderno insieme, molto curato, con camerieri carini che ti strizzano l'occhiolino (da contratto, la povera Laura si era già illusa lo facesse solo a lei) e che annovero nella mia lista di migliori ristoranti mai provati (la mia bouillabesse ad esempio era perfetta)


-siamo stati anche al tanto decantato Bak, che sicuramente ha una vista sul porto unica, un design studiato nei minimi particolari ed è bellissimo, ma sul servizio proprio gli do un voto basso (attesa interminabile e cameriera scostante). Lo consiglio più per un caffè o una merenda, ecco, perchè comunque va visto e si presta benissimo ad esser fotografato.


Grazie di cuore a tutti, specie al grande Gerard Adriaan Heineken.
Questa è la mia foto preferita del viaggio: 


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